Che tipo di Missione
“Siamo responsabili del mondo in cui ci troviamo, anche solo perché siamo l’unica forza cosciente che può cambiarlo”
(J. Baldwin)
Non è solo questione di crisi economica, è questione di metodo. La passione per l’uomo
e la donna di ogni tempo, l’incontro con i popoli, che continuano a essere spinti ai margini del
nostro mondo, in bilico tra il vivere e il sopravvivere, sono motivo di grandi ripensamenti per Paesi, come il nostro, considerati, sino a ieri, opulenti e generosi nell’“usa e getta”.
Spiragli per intraprendere un’avventura aggiornata, con coraggio, perché di coraggio si tratta, ce ne sono, se vogliamo rispondere alla domanda: Quale missione, oggi, e per quale società? Non dimentichiamo che il “mandato” consegnato dall’Istituto alla Fondazione Canossiana rappresenta, appunto, un’opportunità per ricondurre, in cooperazione, l’esperienza di solidarietà, a una nuova visione di “buone pratiche”, per una “buona missione canossiana”.
Siamo consapevoli di essere all’inizio di un viaggio intrapreso solo quattro anni fa, ma che ha già ampliamente messo in evidenza, con i fatti, lo stretto legame tra bisogno e risposta adeguata al bisogno.
Promuovere “solidarietà”, che risulti funzionale al risanamento e allo sviluppo della povertà,
alla riduzione della mancanza del necessario, al superamento dell’emarginazione, delle malattie…, è pensare a uno svecchiamento del disegno sociale; è, essenzialmente, potenziare uno stile di vita all’insegna della dignità e del benessere psico-fisico e spirituale. Gli amati poveri saranno sempre con noi, ce lo ricorda Gesù, ce lo raccomanda Maddalena, Missionari o elemosinieri ma senza distogliere l’attenzione da quell’ansia che porta tutti alla giusta autosufficienza, ingrediente essenziale per colorare di fiducia la traiettoria verso il futuro. Se il valore guida, in questa gara della “solidarietà”, è la centralità della persona, nelle sue molteplici e diversificate stagioni della vita: bimbi, giovani, donne, adulti, anziani, tutti, ugualmente, destinatari di un’offerta personalizzata e differenziata rispetto alla necessità, cerchiamo di non confondere quest’arte dello “zelo apostolico” canossiano, con la questua, a scapito di una responsabilità esigente e testimone di comportamenti utili a sé e agli altri.
Una “solidarietà” così interpretata si realizza, riconoscendo, a partire dalla propria famiglia, la
legittimità di virtù, quali: la fiducia, la trasparenza, la legalità… e l’adeguatezza di strutture adatte al
raggiungimento di attività e di progetti pensati per risollevare gli sventurati. La Fondazione Canossiana potrà allora offrire migliori prospettive alle migliaia di giovani studentesse e studenti della Tanzania, Malawi, Angola, Argentina, alle donne delle cooperative del Sudan, dell’India, del Messico, all’incalcolabile numero di bimbi della strada del Brasile, Paraguay, Congo, ai rifugiati di Timor.
L’elenco di condizioni, ancora oggi penalizzate da società poco disponibili a valorizzare il cuore e la
mente dell’uomo per l’inquietudine del potere e dello sfruttamento, è ben rappresentato nei programmi richiesti e sostenuti dalla Fondazione Canossiana, per il triennio 2009-2011. Collaborando, risulterà più efficace intervenire su malati di AIDS, di lebbra, TBC, su quanti affollano dispensari, ospedali e centri prolife dell’Asia, America del Sud, Africa, Est Europa.
Come dimenticare i piccoli delle scuole dell’Infanzia ed Elementare, disseminati nelle comunità, che reclamano cibo, vestiti, medicine, materiale didattico, per affrontare con serietà la loro prima, forse unica, esperienza scolastica? A loro stiamo per consegnare il futuro della storia: è semplicemente dovere-obbligo equipaggiarli! La solitudine e l’emarginazione, figlie di questo tempo, ci sollecitano ad una speciale occupazione verso gli anziani, i diversamente abili, gli extra comunitari… “Non dimenticate i miei amati poveri”: è Maddalena che ci rincorre con il suo leitmotiv, lei che, nella sua lungimiranza e operosità, sperimenta che una vita sana ha le sue radici in una vita attenta alle sfumature che accompagnano ogni esistenza: la spiritualità, gli affetti, il lavoro, il riposo…, ma anche l’equità coniugata con la sostenibilità. Tutto ci rimanda a un modo di strutturarci su percorsi virtuosi, non limitanti, ma idonei a garantire l’oggi e il domani della missione. Un programma ambizioso, costitutivo della nostra sensibilità missionaria internazionale, che, pur con le normali fatiche locali, qualifica e contraddistingue la nostra identità: siamo in movimento per attivare circoli di fiducia.
La Fondazione Canossiana desidera, con il contributo della nostra “grande comunità”, presentarsi quale punto di incontro di un modello solidale, non esclusivamente finalizzato alla raccolta fondi, ma capace di tessere relazioni, scambi di esperienze, di sinergie, di fondamento per trovare soluzioni innovative, garanti di un apporto originale: people first, le persone prima di tutto.
Sin dalle origini, il nostro Istituto si è speso per essere dono nella gratuità e nella prevenienza, a tutela dei meno fortunati e, anche oggi, continua ad espandere la sua presenza, in tono sapiente, umile e coraggioso, con l’aiuto di laici animati di entusiasmo, perché il mondo sia contagiato dalla “carità operativa”; amore che sa liberare potenzialità inedite, generare idee, raggiungere obiettivi, coinvolgendo tutti nell’unica impresa di umanizzazione. Tutti, infatti, siamo chiamati alla custodia del “carisma missionario”.
“Siamo responsabili del mondo in cui ci troviamo, anche solo perché siamo l’unica forza cosciente che può cambiarlo” (J. Baldwin)
Ci lasciamo con questo augurio e con l’invito di sentire propria la nostra iniziativa.